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LA BIBLIOTECA DELLA PROSSIMITÀ

La Biennale della Prossimità rappresenta anche un luogo di elaborazione culturale grazie ad un percorso di confronto tra il mondo della ricerca e tutti coloro che praticano quotidianamente la prossimità.

La Biblioteca della Prossimità è lo spazio di confronto tra mondo della ricerca e coloro che praticano la prossimità, nato all’interno della Biennale della Prossimità. Perchè dalla pratica nascono interrogativi, si rilanciano riflessioni, si cerca di costruire un sapere comune e comunicabile. Le elaborazioni che si sono accumulate in questi anni stanno andando a costruire una piccola ma essenziale biblioteca, che si arricchirà ulteriormente nei prossimi mesi. Una raccolta di scritti utili a chi studia la prossimità e a tutti coloro che desiderano comprendere meglio questo fenomeno.

La Carta della Biennale della Prossimità (2023)

Durante le prime fasi del percorso che porta verso Napoli 2024, i promotori nazionali hanno sentito il bisogno di definire la Carta della Prossimità, una vera a propria carta di identità della Biennale delle Prossimità, raccogliendone gli aspetti fondativi.

La Biennale della Prossimità è un percorso partecipato che culmina in un evento che si tiene ogni due anni in una diversa città italiana. È un prodotto collettivo, frutto del lavoro di promotori nazionali, comitato locale, aderenti, gruppo di ricerca, staff di direzione e altri; in quanto prodotto collettivo non appropriabile da nessuna persona fisica o giuridica“. Queste le prime righe della Carta, articolata in brevi capoversi (“Il percorso partecipato”, “L’evento”, La prossimità”, ecc.) che riguardano sia gli aspetti identitari della Biennale, sia gli elementi fondamentali del percorso organizzativo che ne sta alla base.

E’ il documento utili a chi si sta avvicinando al percorso e vuole trovare in poche pagine tutto quanto è utile sapere per iniziare a farne parte. 

Osservatorio sulla prossimità. Terza edizione (2023)

Il saggio di Carlo Andorlini e Laura Bongiovanni pubblicato sul numero 1-2023 della rivista scientifica Impresa Sociale, che documenta gli esiti della III edizione dell’Osservatorio sulla prossimità.

La ricerca, che ha accompagnato il percorso della Biennale della prossimità di Brescia 2022, si è basata su 20 interviste ad esperienze di prossimità da cui sono stati estratti 10 tratti caratteristici che le accomunano e che insieme contribuiscono a delineare il ruolo del “welfare di prossimità”, definizione con cui non si identificano i soli aspetti socioassistenziali, ma la pluralità di dimensioni che determinano il benessere delle persone e delle comunità.

Il saggio propone quindi delle piste di approfondimento utili anche per sviluppi futuri e evidenzia la capacità delle azioni di prossimità di produrre elementi simbolici che ne definiscono il valore anche oltre alle azioni effettivamente realizzate. 

Bologna 2017. L'intervento introduttivo nella sessione di apertura

Bologna, giugno 2017. Un breve intervento apre la seconda Edizione della Biennale della Prossimità: «Il punto di partenza, probabilmente, sta in uno sguardo diverso. Prossimi lo si era anche prima, semplicemente non si sentiva la prossimità come dimensione rilevante della nostra esistenza. Prossimi, si diventa nel momento in cui la dimensione del condividere un problema, un’aspirazione, una situazione con altre persone di una comunità territoriale o elettiva, diventa una parte del nostro quotidiano. Noi siamo abitanti di questa via, genitori dei ragazzi di questa classe, persone che condividono una certa passione, ecc. E a partire da questo noi riconosciamo come sia possibile costruire insieme soluzioni, impegnandoci in prima persona a contribuire a realizzarle. Quali forme assuma questo noi – di impresa, associativo, informale; ma anche prassi fatta propria da amministrazioni locali – non è discriminante. Ciò che cambia è, appunto, lo sguardo: che fa nascere il noi e che lo declina in senso inclusivo: un noi aperto al beneficio dell’intera comunità e non preoccupato di demarcare le differenze e le diversità con un voi che è di conseguenza escluso.»

Esperienze: Le Carte della prossimità

Le  Carte della prossimità, uno strumento utile per formare, per giocare, per animare, ma soprattutto per rendersi conto di come siano importanti, varie ed estese le esperienze di prossimità in Italia e non solo. Le carte raccolgono notizie uscite nei primi mesi del 2018, forniscono spunti sintetici di esperienze di prossimità raccontate sui media. Ad oggi ce ne sono oltre 200, prossimamente saranno aumentate con altri lanci relativi a periodi successivi. Recupero di alimenti per evitare lo spreco e assicurare dignità alle famiglie indigenti, diffusione della cultura, progetti comunitari, relazioni che avviniano mondi distanti, luoghi che riprendono vita, città che cambiano aspeto reagendo al degrado, solidarietà impensate e impensabili, hosuing, agricoltura sociale e molto altro: questo si trova nelle Carte della prossimità

Azioni di prossimità: verso una prima definizione

Alzi la mano chi non si è mai chiesto: “Ma cosa è la prossimità?” Senza pretesa di giungere ad una definizione sistematica e conclusiva, il percorso della Biennale della prossimità ha fatto emergere alcuni elementi comuni delle azioni di prossimità, riprese nell’articolo introduttivo di Welfare Oggi 5/2017:

  1. Azioni che siano frutto di una lettura collettiva di bisogni e aspirazioni, passando dall’insoddisfazione privata (“non voglio più passare in quel giardino sotto casa, è troppo degradato”) alla condivisione della questione con altri….
  2. Azioni che, conseguentemente a quanto prima detto, prevedano soluzioni a tali bisogni e aspirazioni anch’esse definite a livello collettivo
  3. Azioni che includano l’impegno diretto da parte dei protagonisti, che dunque fanno la propria parte, anche operativamente, per dare una risposta ai bisogni emersi dai punti precedenti.
  4. Azioni che considerino l’esito dell’intervento come bene comune e non come bene privato di chi lo ha realizzato.

Prendersi cura della comunità

Stefania Collina racconta di condivisione, prossimità, auto-organizzazione, collettività e mutualità nelle nostre società, sulla Rivista Solidea nel novembre 2018. Una ricerca che è un percorso di attivismo e cittadinanza che attraversa l’Italia, da Torino a Bologna, da Milano a Baranzate e Putignano. Una raccolta di voci ed esperienze che arrivano alla Biennale dell Prossimità “una delle esperienze più innovative e creative in tema di auto-organizzazione, che dà visibilità a quanto si sta sperimentando con sempre più successo nelle nostre città”.

Il welfare collaborativo: oltre lo storytelling

il welfare collaborativo: oltre lo storytellingSergio Pasquinelli sulla Rivista Solidea di novembre 2018 parla di servizi non più come “soggetti delegati a fornire risposte”, ma come attori “attivatori di risorse, relazioni, connessioni”. Famiglie che si aiutano, badante di condominio, baby sitter condivisa, co-abitazioni, orti di quartiere, piattaforme digitali, hub territoriali, biblioteche aperte, cortili sociali. Cosa hanno in comune queste esperienze? E cosa c’è di nuovo rispetto a dinamiche collaborative che ci sono sempre state? Le nuove forme di collaborazione si fondano su premesse culturali nuove.  

Un'eco nella città lanciato da sentinelle dei rifiuti ed ecomori

Un'eco nella città lanciato da sentinelle dei rifiuti ed ecomoriPer restare solo agli ultimi nove mesi di quest’anno, la rivista VITA, citando i dati dell’UNHCR, l’agenzia delle nazioni unite specializzata nella gestione dei rifugiati, afferma che «sono più di 1600 le persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo». Nell’ottobre 2018 nel Mercato di Porta Palazzo a Torino, un gruppo di una dozzina di volontari, per lo più “mori”, si appresta a raccogliere tra i commercianti di Porta Palazzo frutta e verdura ancora commestibile per poterla distribuire gratuitamente a chiunque si rechi presso la loro bancarella dopo che gli operatori commerciali hanno chiuso la giornata. A fare questa raccolta sono gli Ecomori, che ogni giorno mettono in piazza atti concreti di ecologia e di solidarietà insieme alle Sentinelle dei rifiuti, che coordinano l’attività di raccolta e svolgono il monitoraggio dei rifiuti. Un racconto di Vito D’Ambrosio.  

Welfare di comunità: siamo pronti?

welfare di comunità: siamo pronti?Da più di un decennio in diversi settori – dall’economia al welfare – si stanno diffondendo pratiche collaborative finalizzate in particolare a due obiettivi: il primo è quello di produrre beni e servizi che non sono reperibili né attraverso il mercato né tramite il soggetto pubblico, o lo sono ma con modalità e caratteristiche differenti da quelle desiderate; il secondo è quello di favorire la coesione sociale. Un approfondimento di Chiara Lodi Rizzini – Percorsi di Secondo Welfare – sulla Rivista Solidea di novembre 2018.

Territori che si auto-organizzano

Territori che si auto-organizzano

A Bologna, nel prossimo mese di dicembre, verrà inaugurata CAMILLA, il primo emporio di comunità in Italia, gestito interamente dai soci della cooperativa che al contempo sono proprietari, gestori e clienti dell’emporio. A Baranzate, invece, il progetto “Oltre i margini” unisce tre filoni di attività: l’inclusione sociale attraverso il lavoro, la tutela della salute dei soggetti ai margini e il contrasto alla povertà educativa. Il racconto di due esperienze di auto-organizzazione a cura di Stefania Collina sulla Rivista Solidea di novembre 2018.

Arcipelaghi di democrazia

Arcipelaghi di democraziaSiamo in una epoca in cui, nelle esperienze individuali, macro e micro si sovrappongono e si confondono. Immersi in una dimensione planetaria e sospesi tra deliri di onnipotenza (siamo connessi col mondo) e paure ancestrali (siamo invasi), i comportamenti nella sfera pubblica riflettono lo stesso pendolo. Un articolo di Eleonora Artesio sulla Rivista Solidea di novembre 2018.

Dove tutto è di tutti. Gli orti collettivi

Dove tutto è di tutti. Gli orti collettivi

Nel 2011, l’area di circa 2000 mq che divide via Massari da via Paolo Della Cella era un terreno abbandonato, usato come discarica. Il Comune decide di recintarlo per evitare il peggio. In quegli anni, l’Associazione Casematte stava portando avanti uno sportello sociale presso i fabbricati di edilizia pubblica antistanti e vicini. Cercando di intercettare i desideri dei cittadini, proprio l’idea di un orto collettivo si rivelò preponderante: un orto collettivo, infatti, non è solo uno spazio fisico in cui coltivare beni di prima necessità, ma è un luogo di ritrovo per costruire comunità. Un articolo di Luca Salomone sulla Rivista Solidea di novembre 2018.

Manteniamo la rotta

Manteniamo la rotta

In un articolo sulla RIvista Solidea di novembre 2018, Guido Bodda si interroga sul ruolo che le cooperative possono esercitare sui processi di trasformazione sociale in atto, in particolare sulle attività e i progetti che nascono dall’autoorganizzazione dei cittadini.

Una tela senza ragno. Quando i cittadini non fanno solo domande ma provano a dare risposte

Una tela senza ragnoIl modo con cui affrontiamo la quotidianità sta cambiando in modo radicale: i player tradizionali, pubblico, terzo settore, rappresentanze sindacali sono nella costante ricerca di nuove identità. Si creano così reti che apparentemente non sono coordinate se non in modo ugualitario dai partecipanti stessi. Un cambiamento che mette in discussione la relazione con le istituzioni e con le forme di partecipazione “tradizionali”. Sono processi di auto-organizzazione che stanno riconfigurando sia il meccanismo di costruzione (o ricostruzione) dei luoghi che abitiamo sia i modelli delle relazioni sociali e dei servizi locali. Gli spunti di riflessioni di Alessandro Prandi sulla Rivista Solidea di novembre 2018.

La riscoperta del welfare condiviso

la riscoperta del welfare condivisoLa badante di condominio e la baby sitter condivisa. Le associazioni rionali e le Social street. E ancora i gruppi di mutuo aiuto, i gruppi di acquisto solidale, gli orti urbani, le co-abitazioni, le piattaforme territoriali, le biblioteche aperte e i cortili sociali. Sono alcune delle declinazioni del cosiddetto welfare collaborativo, una nuova forma di assistenza che vede protagonisti i cittadini. Le esperienze raccolte da Daniela Uva sulla Rivista Solidea di novembre 2018.

Partecipazione, cooperazione e imprese di comunità

 Partecipazione, cooperazione e imprese di comunitàLa crisi economica e le trasformazioni tecnologiche che hanno caratterizzato gli anni Duemila stanno facendo emergere, in modo sempre più chiaro ed evidente, la necessità di cambiare paradigma: economico, sociale ed ambientale. Nel processo di costruzione di un nuovo paradigma di sviluppo, le cooperative e le imprese sociali possono avere un ruolo significativo. Un articolo di Andrea Bernardoni sulla Rivista Solidea di novembre 2018.

La Biennale della Prossimità

la biennale della prossimitàDopo Genova 2015 e Bologna 2017, la Biennale della Prossimità approda a Taranto, dove, dal 16 al 19 maggio 2019, è prevista la terza edizione. La Biennale della Prossimità nasce dalla collaborazione tra i promotori nazionali (17 organizzazioni di varia natura, cooperazione sociale, associazionismo, volontariato, sindacato, enti pubblici) al gruppo promotore locale che conta su una trentina di organizzazioni del territorio tarantino. La Biennale è uno spazio che cresce sulla base delle proposte di tutti gli iscritti, co-organizzato a partire dalle idee di molte persone: un prodotto col- lettivo. Un articolo di Gianfranco Marocchi sulla Rivista Solidea di novembre 2018.

Comunità Vs. Iper-regolazione. La sfida è aperta

«Partiamo da un paradosso: da una parte mai come ora vi è un’enfasi culturale e politica sulle valenze positive della comunità e della prossimità; questo clima favorevole ha tra i propri esiti anche alcuni tentativi di traduzione amministrativa in strumenti come ad esempio i Regolamenti per l’amministrazione condivisa di cui si è parlato più volte anche su Welfare Oggi e che in poco tempo dalla prima sperimentazione a Bologna si siano diffusi in oltre cento città italiane; dall’altra vi è però una tendenza ad allargare gli ambiti della vita quotidiana soggetti ad una serrata regolamentazione, con l’effetto di rendere di fatto problematiche le iniziative di prossimità.  Un genitore che voglia realizzare un’attività presso la scuola del proprio figlio, un gruppo di cittadini che si metta al lavoro per recuperare un immobile degradato o per prendersi cura di un giardino pubblico e così via da un lato suscitano approvazione incondizionata da decisori politici e opinione  pubblica, dall’altro si trovano ad affrontare una crescente quantità di ostacoli di tipo normativo

La prossimità farà evolvere il nostro welfare?

Gianfranco Marocchi si interroga su Welfare Oggi 5/2017: «La dimensione della prossimità e quindi della partecipazione e dell’impegno diretto da parte dei cittadini nell’affrontare bisogni e aspirazioni che li accomunano può e potrà far evolvere il nostro welfare? O, al contrario, si tratta di esperienze di attivazione destinate a rimanere periferiche entro il sistema dei servizi?», Non si tratta certo di pensare ad un Welfare di prossimità che sostituisce il welfare consolidato, ma «non è fuori luogo pensare che la prossimità possa in qualche misura far evolvere la generalità degli interventi di welfare, compresi quelli con assetti oggi consolidati e perché, nel fare ciò, implica spesso una ridefinizione dei confini tra le politiche che potrebbe contribuire a cambiare in modo profondo il nostro modo di intendere il welfare»

Ricerche: Il Welfare Collaborativo oltre lo storytelling

Sergio Pasquinelli fa il punto sul welfare collaborativo sul numero 5/2017 di Welfare Oggi, grazie ad una ricerca che ha studiato punti di forza e criticità delle esperienze di prossimità nei servizi di welfare. La prossimità emerge come una delle parole chiave per comprendere queste esperienze. «Famiglie che si aiutano, badante di condominio, baby sitter condivisa, co-abitazioni, orti di quartiere, piattaforme digitali, hub territoriali, biblioteche aperte, cortili sociali. Cosa hanno in comune queste esperienze? E cosa c’è di  nuovo rispetto a dinamiche collaborative che ci sono sempre state? Sono le domande che ci hanno sollecitato verso un nuovo progetto di ricerca.» E quale può essere il rapporto tra welfare collaborativo e welfare istituzionale? «Iniziative cresciute dal basso devono trovare degli “ascensori” per salire, legittimarsi, trovare riconoscimenti e sostegni, senza ingessarsi, senza snaturarsi.»

Ricerche: Verso un Osservatorio sulla prossimità

Nel percorso di avvicinamento alla Biennale della Prossimità i promotori dell’evento hanno attivato un Comitato scientifico che, nei mesi precedenti all’evento, ha realizzato un’indagine – primo passo verso un Osservatorio stabile su questi temi – sulle organizzazioni partecipanti. L’articolo di Laura Bongiovanni riassume sinteticamente alcuni dei principali esiti della ricerca, con particolare riferimento agli aspetti che hanno a che fare con il welfare. «Se per le logiche di welfare la prossimità è una sfida aperta, un’avanguardia di esperienza la cui efficacia andrà monitorata nel tempo, la prossimità come stile di intervento è già oggi un dato di fatto. Le organizzazioni protagoniste della Biennale sono la testimonianza concreta di uno stile di intervento ispirato da un senso di possibilità …  La prossimità spinge all’azione di ciò che è possibile fare con il concorso di tanti, senza la pretesa di risolvere tutto. Una testimonianza concreta di un discernimento organizzativo orientato al cambiamento.»

Verso Bologna 2017 (Intervista)

Nell’approssimarsi dell’Edizione di Bologna, un’intervista di Maurizio Motta a Gianfranco Marocchi pubblicata su Welforum.it, affrontando alcuni temi centrali relativi alla prossimità nel welfare: [Domanda] La prossimità è una risposta alle risorse calanti destinate al welfare? [Risposta]: È scorretto pensare alla prossimità con il solito ritornello “Visto che non ci sono più risorse sufficienti per il welfare, allora i cittadini…” La prossimità non nasce dalla debolezza del welfare, ma da un’evoluzione culturale che porta i cittadini a sentirsi parte della sfera pubblica, e a “sentirsi bene” in dimensioni di vita collaborative. E ciò non riguarda la sola area del welfare, ma una molteplicità delle dimensioni della propria esistenza. Certo chi ha la responsabilità delle politiche di welfare bene farebbe a valorizzare e sostenere queste forme di prossimità, ma il punto di partenza è un altro!» Piuttosto la prossimità può innescare “un mutamento genetico tale per cui un servizio privo di elementi di prossimità verrebbe percepito come arretrato e spersonalizzante, come sarebbe oggi un orfanotrofio rispetto ad una casa famiglia. “

Prossimità: punti di forza e criticità

Durante il percorso che porta dalla prima edizione di Genova del 2015 a quella di Bologna del 2017, la Biennale si presenta sulle pagine di Labsus, con noi in entrambe le edizioni; un’occasione per riflettere su punti di forza e potenziali criticità della prossimità. «gli interventi di prossimità non sono paternalistici – assistenziali, chi esprime il bisogno o l’aspirazione è anche co protagonista delle risposte, possono generare livelli di benessere sociali difficilmente conseguibili con le strategie basate sulla mera o៛erta di servizi, mutano il rapporto tra istituzioni e cittadini e questi ultimi, grazie al fatto di contribuire in prima persona agli interventi, conquistano nei fatti un ruolo non subalterno: un fornitore di servizio può essere sostituito da un altro, un territorio attivo non è surrogabile, diventa per le istituzioni un partner nei fatti » «E d’altra parte anche le comunità locali non vanno idealizzate: hanno risorse incredibili di solidarietà, ma anche istinti di branco, chiusure e razzismi; far prevalere le tendenze costruttive non è mai un processo scontato, dipende dalle leadership e da molti altri fattori, non sempre governabili. E la partecipazione può essere desiderata dai cittadini, ma anche fonte di fatica e quindi discontinua.»

Esperienze: la rete della Maddalena a Genova

Le strade di Genova ospitarono la prima edizione della Biennale della Prossimità.Una delle esperienze di prossimità più significative nella quale si era immersi era la rete della Maddalena, storico quartiere genovese. «Il punto di partenza, dieci anni fa, è stato un accordo di programma tra Comune di Genova, Camera di commercio, Prefettura, associazioni del quartiere, nonché gruppi di abitanti che si impegnano al di fuori di contenitori formalmente costituiti, finalizzato a migliorare qualità della vita e decoro urbano del Sestiere della Maddalena. Il Comune mise a disposizione una propria struttura per animare la squadra e trovare risorse…»   «Dopo 10 anni non si può dire che i problemi siano cessati, spaccio e prostituzione continuano ad esistere; ma il cambiamento è grande, perché accanto a ciò si è consolidata una vitalità sociale e forme di impegno civile che hanno pochi uguali nel nostro Paese.»

Alla ricerca della prossimità

Questo articolo pubblicato su Welfare Oggi nel 2015 è stato forse il primo tentativo di strutturare, a partire dalle esperienze della prima Biennale, un discorso organico sulla prossimità: «una dimensione sospesa tra il sistema di welfare formale, organizzato e (forse iper) regolato e l’azione personale e privata come l’aiuto dato ad un amico; sta lì nel mezzo, generalmente troppo sfuggente per essere codificata da un punto di vista giuridico, eppure con tutte le caratteristiche di un comportamento sociale.» E questa natura intermedia rende talvolta difficile riconoscerla, inquadrarla nelle categorie note delle politiche: «Un orto urbano, sorto in un’area altrimenti destinata al degrado, coltivato da cittadini italiani ed extracomunitari che auto-consumano i prodotti, donano le eccedenze a famiglie povere e organizzano iniziative pubbliche in cui i prodotti agricoli sono ingredienti di cucina etnica, cos’è? Iniziativa di contrasto alla povertà? Di dialogo interculturale? Di valorizzazione dei prodotti culinari? Di riscoperta e promozione dell’agricoltura? Di riqualificazione urbana?»

Esperienze: l'Area ex Fadda a San Vito dei Normanni

L’esperienza dell’Area ex Fadda a San Vito dei Normanni in provincia di Brindisi venne raccontata durante la prima Biennale della Prossimità a Genova e contribuì a raccontare con un esempio concreto la nostra idea di prossimità. «Si tratta di un immobile di grandi dimensioni, 4 mila metri quadri oltre alle aree esterne e il primo intervento di ristrutturazione finanziato dal bando regionale non riesce a completare tutte le opere necessarie. Ma qualcosa di nuovo, nel territorio è scattato. Molte persone, sia delle associazioni coinvolte nella cordata, sia persone a vario titolo interessate alla rinascita dell’immobile, si mettono volontariamente al lavoro e imprimono la svolta decisiva alla ristrutturazione. Alcuni materiali sono acquistati, altri sono recuperati grazie alla donazione da parte di imprese, una falegnameria aiuta i ragazzi con la propria competenza. Il gruppo promotore dà prova di un singolare spirito di condivisione e l’area viene rimessa a nuovo tra il 2012 e il 2013. Da quel momento inizia a riempirsi di attività, a far confluire energie positive e competenze. …»

Ieri, oggi e domani della prossimità

Un intervento di Luca Fazzi su Welfare Oggi 5/2015. La prossimità non si crea in laboratorio. Come si generano i meccanismi di partecipazione e fiducia? Quale tipo di Terzo Settore è in grado di cimentarsi con questa sfida? Come si pone il Terzo Settore consolidato di fronte alla prossimità? Queste le domande dell’articolo. «La prossimità è l’opposto dell’istituzionalizzazione. Essere prossimi significa portare le organizzazioni a interagire sia con i bisogni che con le risorse informali che ad essi in varia forma sono più vicini. Tanto l’istituzionalizzazione definisce confini certi, quanto la prossimità li rende permeabili, apre finestre, confonde le linee tracciate in modo troppo nitido. …  È chiaro che, per entrare in questa logica di intervento, le organizzazioni che operano per la produzione di prestazioni molto codificate incontrano difficoltà spesso insormontabili. Più professionalità, procedure e assetti organizzativi sono orientati a fornire prestazioni predefinite, più è difficile pensare l’organizzazione come nodo di una rete più ampia e flessibile che agisce su terreni necessariamente dinamici e dai confini più incerti.»

La cura condivisa dei beni comuni

Un contributo di Gregorio Arena, che ha contribuito attivamente ad entrambe le edizioni della Biennale della Prossimità. «Come si fa a costruire una comunità? Cosa induce le persone a sentirsi parte di una comunità? Ci sono molti modi, ma ce n’è uno che noi di Labsus stiamo proponendo in giro per l’Italia che sta avendo un notevole successo Noi proponiamo di dar vita in tutte le città italiane, grandi e piccole, a comunità create condividendo attività di cura dei beni comuni, materiali e immateriali presenti sul territorio. Proponiamo di ricostruire il Paese, non, come si fece nel dopoguerra, investendo sulla produzione e consumo di beni privati, bensì sulla cura e lo sviluppo di beni comuni, materiali e immateriali. Non è affatto utopistico, perché in realtà questa ricostruzione è già in atto. Da anni ormai migliaia e migliaia di cittadini si stanno ovunque prendendo cura dei beni comuni presenti sul proprio territorio, ma senza la consapevolezza che le loro singole e spesso isolate iniziative potrebbero far parte di un più ampio movimento di ricostruzione materiale e morale.»

Esperienze: Ortisti per caso a Firenze

Un gruppo di 50 ragazzi di un’Istituto Agrario di Firenze si impegna in una cooperativa scolastica scoprendo partecipazione, democrazia, solidarietà e attenzione all’ambiente. «Ortisti per caso è una Cooperativa Scolastica nata presso un Istituto Tecnico Agrario di Firenze. La Biennale della Prossimità ha intervistato Marco Salvaterra, un insegnante che a titolo volontario si è impegnato in questa iniziativa. Il tutto ha preso avvio nella pri­ma­ve­ra del 2016, quan­do al­cu­ni ra­gaz­zi hanno chie­sto di essere guidati in un’at­ti­vi­tà pra­ti­ca da svol­ge­re il po­me­rig­gio nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro. La cooperativa si occupa della col­ti­va­zio­ne e della com­mer­cia­liz­za­zio­ne degli or­tag­gi; i ragazzi hanno infatti deciso di ven­de­re cas­set­te miste di ver­du­re in oc­ca­sio­ne par­ti­co­la­ri (colloqui scolastici, feste, open day). L’e­spe­rien­za è stata così po­si­ti­va che, al­l’i­ni­zio del­l’an­no sco­la­sti­co 2016/17, è stata strutturata in modo più de­fi­ni­to, anche appoggiandosi ad un pro­get­to di im­pre­sa si­mu­la­ta pro­mos­so da alcuni anni nell’Istituto da Con­f­coo­pe­ra­ti­ve To­sca­na. Questa iniziativa coinvolge circa 50 ragazzi, affiancati da 5 insegnanti che operano nel progetto a titolo volontario.»

Esperienze: Pasto sospeso a Monza

Pasto Sospeso è un progetto nato a dicembre del 2016 promosso dal Rotary Club Monza Villa Reale. Il progetto si ispira alla tradizione del «caffè sospeso» di origine napoletana, per offrire alle strutture che operano nella lotta alla povertà un sostegno concreto. In un gruppo di ristoranti monzesi che aderise all’iniziativa, una volta terminato il pranzo o la cena è possibile effettuare una donazione di uno o più pasti del valore di 5 Euro ciascuno. Per ogni pasto donato viene consegnato un tagliando numerato comprovante la donazione. Le donazioni raccolte vengono quindi consegnate direttamente all’organizzazione territoriale che eroga i pasti. Grazie a questa iniziativa Da Dicembre 2016 ad oggi sono stati raccolti 36.000 euro ovvero l’equivalente di 7200 pasti, serviti alla mensa per poveri della San Vincenzo de’ Paoli.

Esperienze: Circolo Occhi Verdi - Legambiente Pontecagnano

Un’area abbandonata e degradata è stata trasformata in un’area verde di 12 ettari che ospita un frutteto, un giardino dei cinque sensi, una serra, un’area di compostaggio e una di sgambamento cani, una zona attrezzata per pic-nic, la biblioteca “La tana di Sofia” e un’area gioco dedicata ai più piccoli, uno spazio riservato alla formazione e alle riunioni e un’area dedicata agli orti urbani curata da 120 ortisti di diverse generazioni. Questa l’iniziativa del Circolo Occhi Verdi di Legambiente a Pontecagnano. Il Parco in inverno è aperto dalle 9 alle 17 mentre nel periodo primavera/estate dalle 8 alle 21. I soci del circolo sono 130, anche se i volontari attivi sono una trentina. Il Parco è diventato un luogo collettivo di rigenerazione di un’area che per anni è stata abbandonata, dove si promuove la partecipazione dei cittadini, l’attivazione di laboratori, iniziative e attività con l’obiettivo di rendere la comunità protagonista. Un vero e proprio argine al degrado culturale e ambientale che tiene vivo il percorso di ricerca delle origini e la possibilità di tracciare nuove strade in un crocevia dove si incontrano processi collaborativi, di rigenerazione e di promozione della coesione territoriale. 

Esperienze: Collettivo Midulla a Catania

Nel 1979 un incendio brucia lo storico cinema Midulla di San Cristoforo a Catania che viene lasciato a se stesso fino agli anni 90. Viene acquistato dall’amministrazione comunale e ristrutturato con i fondi del Progetto Urban, ma nel 2012 finiscono i fondi e il Midulla chiude definitivamente. Nel 2017 un gruppo di persone, attivisti, cittadini di San Cristoforo e di altre parti della città, ha riaperto le porte del Midulla. Sono stati tolte catene e lucchetti per entrare, ripulire, sistemare la struttura e per mantenerla aperta e a disposizione della città. Il Collettivo che oggi gestisce la struttura e che ha deciso di riaprire le porte non parla di occupazione ma di un riappropriarsi di un luogo pubblico. ll Midulla non è stato riaperto per farne un centro sociale occupato, ma è stato pensato come un vero e funzionante centro polifunzionale per il quartiere di San Cristoforo, per i bambini e per i cittadini. È stata un’occupazione pacifica. Il collettivo ha semplicemente iniziato ad utilizzare questo spazio inutilizzato e lasciato al degrado e che oggi, grazie ai 50 volontari che vi operano, organizza attività a vantaggio dei giovani del quartiere e del resto di Catania. 

Esperienze: Leila e la biblioteca degli oggetti a Bologna

L’idea di Leila è semplice: costruire  “biblioteche” che ospitano oggetti, messi a disposizione di chi decide di partecipare al progetto. Chi decide di mettere in “condivisione” un proprio oggetto riceve in cambio la possibilità di prendere in prestito tutto ciò che altri hanno messo a disposizione. Leila va controcorrente rispetto alla volontà di prediligere spazi fisici sparsi, dove vedere e toccare con mano i prodotti, piuttosto che il web. La prima libreria degli oggetti aperta a Bologna è stata presso la velostazione Dynamo oggi sono 5, ubicate tutte in centro. Sono spazi vitali e animati in cui le biblioteche Leila si inseriscono perfettamente perché in grado di attrarre e incuriosire le  persone. La scelta di stare “fuori dal web” è stata fondamentale perché i corner Leila in giro per il centro di Bologna sono centri di aggregazione spontanea e occasioni di confronto con i soci e con le persone che passano di li. Vengono organizzati momenti di promozione, corsi per bambini (ad esempio di falegnameria) e nel tempo insieme alla condivisione degli oggetti e nata l’esigenza di condividere i “saperi”. 

Ricerche: Primo Rapporto sugli Empori solidali

Secondo una recente ricerca di Caritas e CSVNET, sono 178 gli empori solidali attivi in Italia, distribuiti in 19 regioni; e almeno altri 20 sono pronti ad aprire entro il 2019. Mostrano una forte crescita nell’ultimo triennio: il 57% degli empori (102) ha aperto tra il 2016 e il 2018, quota che sale al 72% se si considera anche l’anno precedente. Sono gestiti da organizzazioni non profit, spesso in rete fra loro: per il 52% sono associazioni (in maggioranza di volontariato), per il 10% cooperative sociali, per il 35% enti ecclesiastici diocesani o parrocchie, per il 3% enti pubblici. Il ruolo di questi ultimi, quasi sempre Comuni (300 quelli coinvolti), è riconosciuto da quasi tutti gli empori in ordine all’accesso e l’accompagnamento dei beneficiari. Dall’apertura al 30 giugno 2018 tutti gli empori attivi hanno servito più di 99 mila famiglie e 325 mila persone, di cui il 44% straniere. Una utenza anagraficamente molto giovane: il 27,4% (di cui un quinto neonati) ha meno di 15 anni, appena il 6,4% supera i 65. Prendendo in considerazione solo il 2017, le famiglie beneficiarie sono state oltre 30 mila e le persone 105 mila. L’86% degli empori presta ulteriori servizi ai beneficiari: come accoglienza e ascolto, orientamento al volontariato e alla ricerca di lavoro, terapia familiare, educativa alimentare o alla gestione del proprio bilancio, consulenza legale ecc. Inoltre, il 55% delle strutture propone ai beneficiari lo svolgimento di attività di volontariato, sia all’interno che presso altre realtà fuori.

Esperienze: Atelier Héritage a Torino

Didattica e partecipazione, con il protagonismo di residenti nuovi e vecchi. Atelier Héritage è un laboratorio permanente di didattica dei beni culturali per bambini e ragazzi, avviato nella primavera del 2014, nel borgo storico del quartiere torinese di Barriera di Milano, caratterizzato dalla concentrazione di famiglie straniere e dall’età dei residenti più bassa rispetto alla media comunale. Nasce per iniziativa di persone (insieme attori e destinatari dell’iniziativa) e si autofinanzia attraverso il contributo delle famiglie che partecipano alle attività e, dal 2015, attraverso la progettazione di percorsi didattici. È ospitato gratuitamente nei Laboratori di Barriera, un’ex tipografia dismessa e rigenerata in spazio polifunzionale per iniziativa della cooperativa Sumisura. Dal 2014 Atelier Héritage ha coinvolto 800 bambini e ragazzi nelle attività di laboratorio e nella scuola estiva, 450 famiglie di oltre 10 nazionalità, 50 persone over 60.

Esperienze: Casa della Misericordia ad Andria

La Casa della Misericordia di Andria, concepita inizialmente come spazio ludico – creativo per bambini, è in realtà un luogo aperto alla cittadinanza, con una partecipazione trasversale di adulti e bambini, dove è possibile intercettare bisogni e risorse per rispondervi: dalle attività ludiche per i bambini ai trasporti sanitari, dalla formazione all’assistenza per gli anziani. Lo spazio, aperto dalla primavera 2018, è interamente gestito da volontari, in particolare da due volontarie che in relazione alle cose che accadono e le richieste che intercettano si fanno aiutare da altre persone, compresi esperti che offrono la loro disponibilità in specie per eventi di prevenzione e formativi. In questi mesi ha ospitato attività per un centinaio di persone tra bambini e adulti. È uno spazio comune per cui l’ingresso è veramente “libero” e questo crea le condizioni di avere una partecipazione trasversale e davvero varia. Lo spazio di iniziativa non è quindi concepito dentro l’organizzazione, ma deriva dalla richiesta esterna e dalle risorse umane che di volta in volta vengono attivate per generare la risposta. Ogni scelta è poi condivisa con nell’Associazione per verificare le possibilità di realizzazione nel medio periodo.

Esperienze: Gli "Orti fai da noi" a Roma

Orti “Orti fai da noi”, tra riqualificazione e partecipazione. Il progetto, realizzato a Roma sul modello di una prima sperimentazione torinese, nasce nel 2018 dalla collaborazione tra la cooperativa Ceas, l’associazione Bricolage del Cuore e il negozio Leroy Merlin Tiburtina. Accompagnati e aiutati dai dipendenti del negozio, alcuni abitanti del quartiere hanno costruito dei cassoni, successivamente posizionati sul terreno, nei quali hanno realizzato in un’area contigua al negozio degli orti “fuori terra”, contribuendo alla riqualificazione dello spazio e alla riattivazione della comunità locale. Il progetto nasce per volontà del responsabile CSR di Leroy Merlin e della direttrice del negozio che hanno deciso di proporre questa iniziativa in un quartiere povero di luoghi di aggregazione e attivismo. Il soggetto che conduce l’azione è l’Associazione Bricolage del Cuore che aggrega Azienda, collaboratori, comunità e persone in difficoltà tutte unite nel migliorare l’habitat, perché “migliorare la casa, migliora la vita”. Riqualificazione di uno spazio verde e riattivazione comunitaria grazie a un processo partecipativo in continua evoluzione sono i due elementi che contraddistinguono questo intervento.

Esperienze: Laboratorio sociale officina Piedocastello a Trento

Il progetto “ Idee al Bersaglio” è un’azione di rigenerazione urbana realizzata da un collettivo di associazioni e cittadini che si è dato il nome di Laboratorio Sociale Officina Piedicastello. Il progetto nasce dall’idea di poter riconsegnare, attraverso il protagonismo dei cittadini e delle associazioni, un’area in degrado, il quartiere di Piedicastello a Trento, attraverso la riattivazione di una molteplicità di usi, ognuno legato alla specificità di ciascuna associazione partecipante. Il progetto parte da questo presupposto per attivare un processo di trasformazione di uno spazio degradato e abbandonato in uno spazio in cui si possano svolgere diverse attività, dai giochi all’aperto, al cinema, fino alla cura degli “orti in piedi”. Questa multifunzionalità assicura uno scambio intergenerazionale e interculturale che favorisce l’integrazione e lo scambio di conoscenze.

Esperienze: Il Tortellante a Modena

Il Tortellante APS nasce a Modena da un gruppo di genitori di bambini affetti da autismo, con l’idea di fare rete per potersi sostenere e aiutare vicendevolmente nelle problematiche quotidiane. L’idea del Tortellante risponde ad un’esigenza importante e specifica: i ragazzi autistici al termine del loro percorso scolastico hanno poche opportunità di continuare a migliorare le proprie abilità.  Il Tortellante è un laboratorio terapeutico-abilitativo dove giovani e adulti nello spettro autistico imparano a produrre pasta fresca fatta a mano, ma non solo: intorno al tavolo, ad impastare e a “tirare la sfoglia”, ci sono anche le “nonne”. La sfida è infatti unire disabilità e terza età, condizioni accomunate dalla necessità di trovare qualcosa di dignitoso da fare in situazioni di solitudine causate da patologia o dall’età. Inoltre, attraverso il tortellino si è tentato di rinforzare il rapporto da queste nonne e i loro nipoti “un po’ particolari e originali”. L’esperimento iniziale è partito con 8 ragazzi, ma già dopo una settimana tante famiglie chiedevano di poter entrare a far parte del gruppo. Ora, con l’apertura della nuova sede (in centro a Modena), si è trasformato definitivamente in un laboratorio lavorativo vero e proprio con 24 ragazzi di età compresa tra i 15 fino e i 25 anni; i più grandi sono impegnati tutte le mattine come un lavoro vero, i più piccoli che frequentano ancora la scuola, partecipano alle sessioni pomeridiane.

Esperienze: Camilla, emporio di comunità a Bologna

Camilla è un emporio di comunità di Bologna. Nasce dall’idea di un  gruppo di acquisto solidale (AlchemillaGAS). Si parte nel settembre 2017 con una assemblea cittadina per raccontare l’idea e il progetto. Partecipano circa 150 persone grazie a una operazione semplice ma efficace di passaparola. Vi è poi una raccolta di preadesioni informali, dal momento che non esisteva un soggetto formalizzato avviando così un processo di condivisione utile anche per sondare il terreno rispetto a utilità e disponibilità al coinvolgimento. Nel giugno 2018 viene costituita la cooperativa e successivamente, accanto alla raccolta delle quote sociali, parte la campagna per la ricerca di soci sovventori. Oggi in tutto Camilla conta 400 soci; l’emporio è aperto tutti i giorni in orario pomeridiano e serale e il sabato, orario scelto a seguito di un confronto tra i soggetti coinvolti.

Esperienze: Compagnia di San Paolo, "Vivere una casa, abitare un luogo"

Abitare una casa – Vivere un luogo è un’iniziativa promossa dalla Compagnia di San Paolo nel 2016 che ha portato alla realizzazione di 19 interventi di abitare solidale, di miglioramento delle condizioni abitative, di sviluppo delle comunità locali, di cura e valorizzazione del territorio di prossimità, di memoria dei luoghi e di cittadinanza. I progetti si caratterizzano per promuovere la partecipazione attiva dei residenti e per migliorare la qualità della vita nel proprio contesto abitativo, la qualità delle relazioni tra condòmini, tra diverse generazioni e tra il condominio e i servizi del quartiere e per gestire spazi pubblici o privati di prossimità. È oggi possibile documentare gli esiti di tutti gli interventi, che si caratterizzano per sviluppare aspetti artistici (schede viola), per gli aspetti “verdi” (schede verdi), lo sviluppo di servizi collaborativi (schede arancioni) e per le esperienze di portierato sociale (schede azzurre)  – vedi le slide sui risultati – vedi i progetti realizzati

Esperienze: Save the Youyh Pacini

Lo sport che unisce oltre ogni immaginazione. Save The Youths M.Pacini è una associazione polisportiva dilettantistica (APD), costituita nel 2018 La squadra di calcio Save The Youths M.Pacini sta disputando il campionato di terza categoria girone G della provincia di Fermo della F.I.G.C./Lega Nazionale Dilettanti ed è costituita prevalentemente da richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale (27 tesserati), opinion leader, giovani con disabilità intellettiva e relazionale, volontari della Fattoria Sociale Montepacini e dello SPRAR (8 tesserati). Save The Youths M.Pacini nasce nell’alveo dell’esperienza di agricoltura sociale della Fattoria Montepacini, associazione culturale costituita da volontari, persone disabili, richiedenti asilo e genitori che dal 2012 in modo informale e dal 2016 con atto costitutivo e in modo ufficiale, gestisce 13 ettari di proprietà del Comune di Fermo… [leggi tutto]

Esperienze: #RipartidaiSibillini

L’iniziativa è stata avviata all’inizio dell’ottobre 2016, a poco più di un mese dal terremoto che aveva devastato Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, e precede di 10 giorni le scosse che hanno messo in ginocchio il 26 ed il 30 ottobre 2016 centinaia di Comuni, prevalentemente ricadenti nel territorio marchigiano. Luca Tombesi, promotore del territorio ed ideatore del blog raccontidellostomaco.it, e Andrea Braconi, giornalista freelance, entrambi membri della community Igers Marche (appartenente a Iger Italia) hanno contattato numerosi blogger, instagramer e fotografi per un tour in diversi Comuni marchigiani colpiti in maniera ancora marginale dal sisma ma condizionati sul fronte dell’afflusso turistico, fortemente limitato se non addirittura azzerato a seguito delle scosse dell’agosto 2016. Per 5 giorni, scattando foto e scrivendo articoli, il gruppo di 16 persone ha percorso la zona dei Sibillini pernottando nelle strutture ricettive situate nei vari Comuni. [leggi tutto]

Esperienze: Lillero a Capannori: un mercato diverso

L’idea era quella di organizzare un mercato del baratto che fosse facilitato dall’utilizzo di una moneta alternativa, che venne chiamata Lillero, perché in Toscana si dice “Senza lilleri non si lallera!”, mentre con quei Lilleri speciali si doveva lallerare eccome. Il funzionamento è semplice: le persone portano i loro oggetti da scambiare in alcune date precedenti ad un giorno prestabilito per un mercato, gli oggetti vengono valutati in Lilleri e il corrispettivo dato immediatamente al donatore, mentre l’oggetto, con tanto di cartellino, viene messo da parte in un magazzino. Durante le date di apertura del mercato, gli oggetti raccolti vengono esposti in un vero e proprio negozio temporaneo, in cui le persone possono andare per comprare ciò che più gli piace solo ed esclusivamente usando i Lilleri. Tutto ciò è stato realizzato per la prima volta a Natale 2014, con il mercato allestito all’interno del Polo Culturale Artemisia di Capannori, trasformato per due giorni da biblioteca a negozio. La mission di Lillero risulta quindi chiara: costruire un’economia sostenibile, basata sul riuso e sull’inclusione di persone che altrimenti rimarrebbero ai margini della società. [Leggi tutto]

Esperienze: Okkio alla carcera a Fermo: la sicurezza che crea comunità

L’iniziativa nasce nel 2015, in un quartiere denominato “Carcera” della Città di Fermo, periferico e caratterizzato da poche strade densamente abitate e molte dirette nella prima campagna, con case rade ed isolate tra le colline. Lo stimolo a questa iniziativa è stato un periodo di particolare incidenza di furti. Questo aveva destato un grosso allarme sociale, sconcerto e senso di impotenza, visto che i normali deterrenti (luci esterne, allarmi, ecc..) sembravano non essere sufficienti a scoraggiare i ladri. Un gruppo di residenti (circa 15/20) più attivi e organizzati si sono trovati spontaneamente attorno ad un tavolo per capire come intervenire e se fosse possibile prevenire in qualche modo i furti. Era chiaro infatti che l’intervento delle Forze dell’Ordine non riusciva ad essere tempestivo rispetto alla scoperta dei singoli furti. Si tratta di persone di tutte le estrazioni sociali, in gran parte legate da lunga amicizia, accomunati solo dal desiderio di far tornare il quartiere tranquillo e sicuro come un tempo. [leggi tutto]

 

Esperienze: La piola libreria di Katia a Torino

Piola è il termine in piemontese con cui si identificano i bar di quartiere in cui, un tempo, si coglieva l’occasione di un buon bicchiere di vino per scambiare pensieri e parole dopo una giornata di lavoro o in occasione dei giorni di festa. Nati come bar, di fatto, le piole sono poi facilmente diventate luoghi di scambio e socializzazione ben lontanti dall’idea dei caffè “bevi e fuggi” di oggi. La piola è l’ultima libreria superstite nel quartiere di Borgo Vittoria, un quartiere operaio nella periferia Nord di Torino, la cui titolare nell’anno 2012 ha deciso di trasformare il locale, aperto dal 1969 dai genitori, da bar in senso tradizionale a luogo in cui, conteporaneamente, offrire una vetrina a realtà editoriali del territorio e diventare luogo di aggregazione e condivisione. La creazione di uno spazio libreria all’interno dell’esercizio commerciale si propone di utilizzare la cultura, sia essa narrativa che figurativa o musicale, come volano di un clima di condivisione e collaborazione in un quartiere che negli ultimi anni ha assistito ad un graduale declino con indebolimento delle relazioni di vicinato. [leggi tutto]

 

Esperienze: Ci vediamo: un quartiere amico degli anziani a Torino

Nell’anno 2009 la Circoscrizione 2 della Città di Torino, grazie al supporto  dall’Area Anziani dei Servizi Sociali comunali ed attraverso l’impiego di risorse cittadine e circoscrizionali, ha ricavato uno spazio al piano di uno stabile che, situato in Via Romolo Gessi 6, era destinato al progetto di Co-housing “condominio solidale”. In questo spazio si è assistito all’avvio di un nuovo servizio per la popolazione anziana del territorio che, inizialmente, è stato gestito dal personale della circoscrizione con il supporto di alcuni volontari civici, giunti presso lo spazio dopo una campagna di reclutamento iniziata tempo prima. Le azioni di questo servizio, prettamente di natura assistenziale sono, in questa forma, rimaste in piedi fino all’estate del 2010 quando la Circoscrizione, in seguito al taglio di risorse,  si trova nella necessità di sottrarre gli operatori professionali dallo Spazio Anziani per poterli impiegare nei servizi domiciliari. La stessa Circoscrizione, riconoscendo il valore sociale dello spazio anziani, propone all’Associazione db2 Mondoenne ed al suo gruppo di volontari, già frequentatori di corsi ed attività organizzate per il condominio solidale, di assumersi la responsabilità sullo Spazio Anziani. [leggi tutto]

 

Esperienze: Orti in piazza a Torino

Negli anni 2016 e 2017 Piazza Risorgimento, un popolare spazio del quartiere Campidoglio della città di Torino, è stata trasformata per tre mesi nella “prima piazza smart d’Italia” ovvero un ambiente pubblico ripensato secondo le più moderne tecnologie e arricchita di servizi per i cittadini, per mettere l’innovazione a loro servizio. Questo esperimento, inserito nell’ambito del progetto Torino Living Lab, sostenuto dalla Città per promuovere, sviluppare e testare nuove soluzioni in un contesto reale, è stato portato avanti dal gruppo Planet leader mondiale nella progettazione e  nella realizzazione di grandi complessi residenziali realizzati, per l’appunto,  secondo idee e tecnologie  smart.  Il progetto nell’arco di sei mesi dal suo avvio ha registrato una significativa risposta dei cittadini che hanno trovato soddisfacimento dell’esigenza di riportare la piazza al suo significato di centro di scambi, di socializzazione e di punto di incontro, attraverso sperimentazioni sia tecnologiche che sociali. E’ stata pensata l’iniziativa degli orti urbani con irrigazione smart automatizzata ed intorno alla quale si è creata un’aggregazione particolarmente attiva sia sui social che, soprattutto, direttamente nella piazza. [leggi tutto]